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Luisella Dell'Acqua

Luisella Dell'Acqua nasce a Legnano il 6 agosto 1963. Sin da piccola ama il disegno e l'arte. Dapprima autodidatta, sperimenta i pastelli artistici, la tempera e l'acquarello, sempre con una predilezione per il tema figurativo.

Nel 1979 partecipa ad una prima mostra collettiva a Legnano, presso la Contrada di Legnarello.

Dal 1983 inizia la collaborazione professionale con la Banca di Legnano che la porterà a rivestire il ruolo di Responsabile Crediti nell'ambito della Direzione Controlli.

Nel 2004 frequenta un corso di pittura sull'uso dei colori acrilici.

Dal 2007 frequenta i corsi di "disegno dal vero" del Maestro Emanuele Mocarelli presso la Naba-Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Qui approfondisce lo studio della figura, dei materiali e delle tecniche del disegno.

Nel novembre 2009 tiene la sua prima mostra personale presso Villa Pomini a Castellanza.

Nel febbraio 2011 partecipa alla mostra collettiva “Dualismo in opera” presso il Teatro dei Dioscuri di S. Andrea al Quirinale a Roma.

Nel marzo 2011 partecipa alla mostra collettiva “Insoliti percorsi” presso gli Istituti Vinci a Gallarate.

Per informazioni e contatti:

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Sito Web: http//www.flickr.com /photos/luiselladellacqua/

Recapito telefonico: 349 5704938

 


Galleria fotografica

Di seguito sono pubblicate alcune opere dell'artista (fai clic sulle immagini per ingrandirle)

Mi racconto...

Disegno sin da piccola. E fin qui nulla di particolare: tutti i bambini lo fanno e i loro disegni sono sempre “belli”. Ma già alle elementari inizio a chiedere alla maestra di usare le tempere. Si, quei pericolosi tubetti che possono sprizzare colore e devono essere utilizzati con l’acqua, che può rovesciarsi…”Se non ti sporchi!”. Non mi scoraggia, perché il piccolo seme della passione per l’arte, da fare e da guardare, è ben saldo e crescerà vigoroso.

A 16 anni scopro i pastelli artistici, casualmente in un vecchio colorificio, con antichi mobili di legno e una vecchina che mi consiglia. E’ lo stupore degli effetti che questi pigmenti permettono, con la loro friabile morbidezza, e della sensazione tattile di sfumarli sul foglio con le dita mentre l’occhio si meraviglia. Bisogna sporcarsi con i colori, sentirli sulle mani: esperienza impagabile. Inizio a tracciare sul foglio sguardi, visi, espressioni, poi figure. Hanno le loro durezze, gli errori ancora da stemperare ma sono cio’ che mi attrae e che non smetto più di disegnare: volti, persone.

La prima mostra collettiva, spinta da un pittore che mi insegna qualche rudimento, mi coglie quasi alla sprovvista e come un gioco: a trent’anni esatti da oggi. Gli studi e il lavoro mi occupano altrove e con soddisfazione ma l’arte mi accompagna sempre ovunque. Siamo inseparabili. Per anni disegno poco. Ma ne sento la mancanza.

Viaggio, mi piace vedere mostre, studiare gli artisti, indagare da vicino il loro segno sulla tela, immaginare il loro gesto, sognare i paesaggi dove hanno dipinto. I ritratti mi incuriosiscono sempre molto, mi piace capire come cambiano nei secoli, che significati acquisiscono e come mutano gli sguardi.

La voglia di dipingere resta viva e riemerge forte e mi ritaglio il tempo per un corso che mi insegna ad usare gli acrilici. Sperimento il colore, gioco con gli accostamenti, provo soggetti diversi e poi torno all’umana figura, alla persona e al suo universo che sempre mi affascina. Ma sono inquieta, alla ricerca di un segno diverso, piu’ personale e piu’ essenziale, ma una base solida da cui ripartire con maggiore convinzione e consapevolezza. Il disegno. Cerco e trovo. Il disegno dal vero in Accademia. E si apre un capitolo appassionante di scoperte. E’ imparare ad osservare, per vedere cio’ che non ho mai visto, cercare le forme nella penombra per scoprire i giochi di luce quasi caravaggeschi che ho sempre amato - il contrasto luce e ombra mi incuriosisce e affascina - e provare a riprodurli; è vincere timori di sbagliare e “non saper fare”, scoprire che due minuti possono bastare per riprodurre con pochi tratti essenziali una figura che esprime efficacemente un atteggiamento, una postura. E’ un viaggio avventuroso e stupefacente che dura da tre anni.

Mi sono espressa usando il tempo presente perché tutto ciò conduce al mio presente: questa sono io, ora.

Intervista a Luisella Dell'Acqua (di Elena Casero - Giornalista)

Quello che io vorrei evidenziare è l'attenzione verso il tema figurativo come precisa scelta di attenzione e attribuzione di valore alla persona umana, all'"Uomo" che "di-segno" perché ogni essere è unico, interessante più di ogni altro soggetto rappresentabile poiché ha un mondo dentro di sé che richiede attenzione, che affascina e attrae, che chiede tantissimo ma che altrettanto può dare. Questa "centralità della persona" è sempre stata presente nei miei disegni, dai primi di....trent'anni fa. Mi piaceva disegnare un viso, rendere l'espressione, lo sguardo che ha sempre qualcosa da dire, la bellezza esteriore che può rappresentare quella interiore. E' stato un percorso spontaneo, inizialmente quasi casuale, poi intuìto e poi più consapevole”.

Luisella Dell’Acqua è così: franca e diretta, pragmatica e creativa. Dalla sua creatività scaturisce un segno, ora dolce, ora spigoloso, che traduce attraverso la punta della matita un universo interiore ricco e intenso. Il racconto dei suoi esordi nel mondo dell’arte rivela a tratti queste apparenti contraddizioni, questi chiaro-scuri impercettibili. L’artista svela tratto dopo tratto il percorso di una vita fatta di ricerca, di slanci e di passioni.

Luisella Dell’Acqua disegna ovunque, basta avere un foglio di carta e una matita a disposizione: in attesa prima di entrare per un appuntamento dal medico, sulla banchina del treno in ritardo, al bar aspettando un panino. Lo spazio temporale dell‘attesa è il leit motiv delle sue parentesi creative. Sul foglio di carta ecco prendere forma una mano nella sua gestualità, uno sguardo, una posa di una modella vista di schiena, un busto di pietra in un giardino. Il 2009 per Luisella Dell’Acqua è un anno speciale in cui si creano alchimie e apparenti casualità che hanno invece un significato importante: sono trascorsi infatti trent’anni esatti dal 1979, anno in cui l’artista esordisce con la sua prima mostra a Legnano. Era il mese di febbraio, il secondo mese dell’anno; nel 2009 la mostra in Villa Pomini cade proprio a due mesi dal termine dell’anno. Da 23 anni vive a Castellanza, la metà esatta dei suoi anni, 46. Una cabala? No, un segno del destino. E ancora, sempre quest’anno la sua visita alla mostra del Beato Angelico, patrono degli artisti, al Louvre a Parigi, alla Biennale di Venezia. “Il 2009 mi ha portato tante novità e tante coincidenze”, è il suo commento. Un segnale da non sottovalutare. Ecco perché la mostra “L’uomo di segno” ha un significato speciale.

Ma come nasce l’amore per la figura, per l’essere umano, preferito di gran lunga alle nature morte, ai paesaggi? Perché proprio l’uomo al centro del suo foglio da disegno? Glielo abbiamo chiesto entrando discretamente e in punta di piedi nel suo mondo privato là dove nasce l’idea, la forma, il segno.

Qual è il significato che Lei attribuisce alla figura umana?

L’essere umano ha sempre esercitato in me una profonda e forte attrattiva. Il paesaggio è statico, l’uomo invece è un microcosmo, un universo a sé che ha sempre qualcosa di interessante da dire, ma che non cogli al primo istante. Chissà cosa sta immaginando quella persona che sto osservando da qualche minuto? Me lo chiedo ogni volta che un corpo cattura la mia attenzione, che un suo gesto evoca in me una storia, anche colto di spalle un corpo ti dice qualcosa, ti suggerisce una sensazione, uno stato d’animo. Il gesto stesso è evocativo, la postura rivela tensione oppure tranquillità. Ecco che scatta la mia immaginazione. Ogni persona ha una sua ricchezza interiore, in ognuno di noi si cela una storia, che può apparire banale, ma cogliendone il gesto si svela anche l’essenza.

Dall’acrilico al disegno: un passaggio “obbligato”?

Dopo tre anni passati ad utilizzare l’acrilico ho capito che era giunto il momento di riprodurre ciò che vedevo in maniera del tutto diversa, padroneggiando una tecnica per me nuova ma che più rispondeva al mio sentire. Cercavo uno stile che fosse mio fino in fondo, più personale, più immediato. Mi sono resa conto che c’era ancora lo spazio per crescere. Ecco che internet mi è venuto in soccorso: ho cercato un corso in Accademia che fosse in sintonia con le mie aspettative e sono approdata così al disegno, per tornare alle origini. Non avevo una formazione di base e il disegno nel corso serale a Milano mi ha liberata e mi ha rivelato un segreto: il disegno in sé ha infatti mille declinazioni diverse. E’ in sintonia con il mio carattere. Mi piace usare la matita, ora per la sua morbidezza, ora per la sua durezza, e mi piace la stessa gestualità che implica. Non ti stanca mai e ti segue a seconda del tuo stato d’animo. Sa essere essenziale, ma anche articolata, c’è il bianco e nero ma anche i colori. Anche i fogli stessi che scegli esprimono qualcosa di fondamentale. Puoi utilizzare il giallo e il viola, due colori complementari, e scaturisce un disegno “forte”, intenso, oppure la seppia e la sanguigna, molto più classico. Sto apprezzando tutte queste possibilità di un mezzo ricco e poco conosciuto. Il disegno non è la Cenerentola dell’arte, anche se viene spesso considerato tale, sottovalutato, visto come fase preparatoria a un’opera più completa. E invece un disegno è un’opera completa in sé, che sa dare emozioni e sensazioni al pari di un quadro ad olio. Ha una sua dignità e una sua bellezza che vanno scoperte, a poco a poco.

Il disegno offre anche la possibilità di cambiare il modo di porsi di fronte al soggetto…

Verissimo. Amo osservare e con il disegno ho imparato ad attivare percorsi mentali che non ero abituata ad usare, percorsi che non sono scontati. Per esempio le prove delle pose veloci, in cui in due minuti devi osservare il modello e poi riportarlo sul foglio ti insegnano a fare sintesi senza perderti nei particolari. E poi emerge la commistione degli stati d’animo: quello del soggetto disegnato e quello dell’artista, si crea una empatia in cui raziocinio ed autocontrollo svaniscono.

L’ispirazione ai grandi dell’arte è inevitabile: Lei a quali artisti del passato si sente più vicina?

Le sculture di Rodin hanno esercitato un fascino su di me molto forte. La loro plasticità e la loro fisicità sono evocative. E poi Caravaggio, per i giochi di luce e ombra. Impareggiabile.

La mostra “l’Uomo di segno” propone un percorso al visitatore che merita di essere almeno accennato…

Voglio accompagnare idealmente il visitatore partendo dall’aperitivo: il corridoio di accesso alle sale in cui è allestita la mostra è un assaggio, da’ qualche flash di ciò che incontrerà lungo il cammino. Quindi il piatto forte: nella sala grande si entra nel vivo della mostra, l’allestimento cattura il colpo d’occhio con i colori dei pannelli; il percorso si snoda attraverso un ensemble di opere sortite, un riassunto delle varie tecniche utilizzate, degli stati d’animo e delle varie declinazioni del disegno. Infine il backstage, il dietro le quinte del mio lavoro, il work in progress. Vorrei che uscendo dalla mostra il visitatore possa avere un’idea più chiara sul disegno, sulla sua valenza, e magari – perché no? – scoprirne il fascino più segreto e innamorarsene. Proprio come è accaduto a me.

Elena Casero - giornalista

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